Perchè
intanto io sono piuttosto vecchio e vedere i giovani mi fa piacere. Sono
arrivati anche questi che son tanto cari e simpatici, la giornalista –giovane-,
giovani gli artisti. A me è capito un po’ di tempo fa di
presentare Raimondi, “il re dell’acquerello”, a Monza
una sala piena e... ma forse è meglio la modernità, avere
a che fare con questa gente giovane, Michele poi viene da Orvieto e quindi
c’è un coinvolgimento personale ed emotivo. Io in Umbria
sono stato un anno0 in tempi antichissimi professore di Liceo sono finito
a Spoleto, che posti meravigliosi. Orvieto quante volte son stato ad Orvieto,
l’Umbria. Una regione meravigliosa... Lasciamo stare le grandi città:
Perugia, Orvieto, Spoleto, Assisi, Gubbio, ma anche i posti piccoli, Spello
per esempio. Andare a Spello a vedere a Santa Maria Maggiore gli affreschi
del Pinturicchio, andare e restarci. Chi poi è stato ad Orvieto
vuol restarci; un torrione tufaceo, su su, da dove si vede quello che
il Carducci chiama «il Divino del pian silenzio verde...»,
una cosa meravigliosa, un Duomo, un merletto, la facciata che è
qualcosa di meravigliosa, fra le più caratteristiche, se non la
prima, dentro gli affreschi: Luca Signorelli. Andare in Umbria significa
farsi una cultura, perchè vedete per capire la cultura, l’istruirsi,
conta molto anche per fare gli artisti la pittura conta molto, la cultura
conta molto. Qui mi direte lei ha tirato fuori il Pinturicchio, beh di
fronte al Pinturicchio c’è il Perugino con dei cieli che
son il cielo umbro meraviglioso, celestiali davvero, ma qui lei parla
di storia dell’arte, di roba tradizionale, di figurativo, qui siamo
in tutt’altro. Ma certo...
Michelangelo, Leonardo “la linea cosa divina” diceva, ma non
possiamo continuare a fare le Madonne come le faceva il Perugino, o abissare
quello che ha fatto.
L’arte è statica o è dinamica? E’ dinamica!!!
E allora vedete che questa gente qui sarebbero capaci, vedete che dimostrano
di avere un certo ricordo di figurativo, e quando quelle statuine lì,
quei buccheri, fatevi spiegare poi da lui bene che cos’è
, è qualche cosa addirittura di etrusco, quindi secoli, millenni,
lontani da noi. Bucchero vedete: millenni prima di noi... C’è
una tecnica adoperata dalla scultore che si chiama tecnica Raku, che è
niente meno che una tecnica giapponese del sedicesimo secolo, vedete come
tutto si sintetizza, come tutto si unisce. E poi arriviamo all’informale,
vedete quelle figure, figure le chiama lui, come sono moderne, come sono
eccentriche e c’è sotto una spiritualità anche culturalmente
cristiana. Sembra orribile prima parlavamo con Alessio di quest’aggettivo
di “spiritualità cristiana” Famiglia: così intitola
questi manufatti. E la famiglia non è che sia peculiare prerogativa
di una visione cristiana della vita, certo che il cristianesimo la famiglia
l’ha portata avanti molto bene.
Ecco questi sono artisti, che pensano, e mettono alla base del loro pensiero
espresso in una maniera molto moderna, informale, in cui il dato reale
viene interiorizzato, personalizzato, in cui si gioca sul colore soprattutto,
sull’accordo contrasto -sono passato evidentemente dimenticando
per un momento lo scultore, al pittore- accordo contrasto di cromatismo.
Io ricordo un vecchio che è stato maestro di suo nonno, perchè
suo nonno ha frequentato l’I.S.I.A., Gino Meloni, ma entrambi gli
artisti sono figli d’arte, Umberto Tiberi è stato un abile
ceramista umbro. Perché questo pittore ha un nonno che faceva il
futurista, e che ha aderito alla seconda avanguardia italiana, e quindi
i futuristi eran dei matti per allora e la mamma che fa la pittrice e
fa la pittrice in un modo moderno, in un modo estremamente avanzato, ho
trovato un’iscrizione qui che è firmata da un certo Rouault
ch’è un grande pittore francese, che adopera i colori accesi,
decisi, contrastati e la signora confessa di avere nel cuore, nel sangue
e nella testa le reminescenze di Roualut, quelle reminescenze coloristiche
di colori accesi che per esempio si riscontrano un po’ dappertutto
nei quadri del figlio mostrandosi soprattutto nei Percorsi che abbiamo
dinanzi agli occhi.
Io mi avvierei a concludere perchè i presidi, ....ma, nonostante
una certa difficoltà primitiva per cui il quasi, gli sprovveduti
o chi si ritiene sprovveduto, ritiene che sia necessario che qualcuno
fornisca una chiave di interpretazione, una chiave di lettura per farci
capire sia per quello che riguarda il dipinto, sia per quel che riguarda
la forma plastica, il prodotto scultoreo. Più facile avvicinarsi
a queste figure, e famiglia ho già sottolineato prima il valore
purissimo, e questa gente che indubbiamente mette, sono un po’ dei
concettuali entrambi, degli intellettuali che mettono al fondo della loro
produzione una spiritualità ed infatti c’è qualche
indicazione che dice tutto è basato sull’anima, cioè
l’arte è un prototipo dello spirito, è un prodotto
fatto di colori, vedete quanto materico c’è in questi quadri
che lo porto come emblematico, come peculiare, come caratteristico del
pittore e qui però sotto c’è un anima come trovate
scritto in qualche cartello indicativo che ben evidenzia la dimensione
spirituale dei due.
Magari fatevi interrogare perchè nonostante la difficoltà
che sulla prima può prendere il contatto , il rapporto fra il fruitore
che siamo noi accorsi qui per vedere e gli artisti, direi che è
spontaneo che è schietto, che è immediato, che è
semplice appunto perchè affiora nella loro previsione quel “tanto”
di spirituale che è una fisica ed una metafisica, che è
un qualcosa che sta qui, che si tocca (e può farsi toccare) che
è il dato reale, e c’è qualcosa che trascende che
illumina la mente dell’artista e gli guida le mani.
Concludo per davvero deve essere questa una festa per gli occhi, più
che sentire quello che vuol essere l’esegeta l’interprete.
Festa per gli occhi e qui l’accordo contrasto dei colori, delle
forme, la linearità e la concretezza e la complessità dei
colori e delle forme allietano.
E’ un momento in cui per tante ragioni, ci si è messo di
mezzo anche la guerra le prospettive per il domani sono forse inquiete
ed inquietanti, ma qui nel ricordo del bucchero etrusco, delle forme che
risentono della grecità e della romanità addirittura, abbiamo
un ricordo di bellezza, di armonia, di colori, di punto, di linea, di
superficie che forse in un mondo in cui il dubbio sembra insieme con l’incertezza
prevalere, in cui i punti di riferimento diventano sempre più scarsi
ed indefiniti, forse fermarci un momentino a gustare e a comprendere,
ad immergerci in quest’armonia, in questa bellezza, forse ci dà
qualche punto di riferimento, qualche certezza per l’oggi e legittima
forse il concepire qualche speranza anche per il domani
Di questo, oggi, dobbiamo dire grazie ai giovani artisti, Alessio e Michele,
che con il loro entusiasmo hanno creato queste opere, ed infine l’allestimento,
e ce le fanno vedere.
Anche quando ero pubblico amministratore, l’ho fatto per tanti anni,
io ho sempre cercato soprattutto per i giovani di offrire un chiodo dove
il pittore potesse appendere il suo quadro, di offrire lo spazio dove
lo scultore potesse mostrare il progetto plastico tridimensionale, perchè
quale che sia la quotazione di critica o di mercato, l’artista ha
sempre un messaggio da lasciare, un messaggio che è bello! Ed il
bello, categoria estetica funzionale all’arte, cari giovani molto
spesso va d’accordo col vero
Arrivederci cari, arrivederci al pubblico giovanissimo accorso per il
loro giovane professore.
Adesso però tocca a voi dire due parole, portarli in giro, far
loro vedere
Buonasera a tutti e tanti cari auguri, che classe? …. Quarta, bene
buona visione a coi tutti e grazie ancora per l’invito e l’ospitalità».
Intervento del Pittore ALESSIO VARISCO:
«Ringrazio Técne Art Studio, il Professor Bertazzini,
tutti gli intervenuti, l'Amministrazione di Concorezzo, i miei allievi!
Técne Art Studio desidera proporre continuando la tematica di Villasanta,
“EXODUS” era l’intitolazione, un percorso nuovo.
Questa mostra invece si intitola “Ritorni” per cui
protagonista di quest’esposizione è certamente la dimensione,
caratterizzata nella pluralità delle manifestazioni stilistiche
presenti, del ri-tornare ed è espressa in maniera paradigmatica
da questo pannello che è un’istallazione che reca insieme
le sculture di bucchero di Michele ed un’altra pittura estremamente
materica che rassomiglia, nei suoi valori esteriori, alla scultura e che
può dare la dimensione del Ritorno. Il ri-torno è
massimamente espresso mediante delle linee che ritroverete in questi percorsi
(giochi allusivi di specchi, dittici di dualità simmetriche...),
per cui i percorsi avranno una specularità con e nella installazione.
Da sottolineare questo percorso-strano dal titolo “Il ritornare”
- una pitto-scultura - è l'emblema di una di fuga, che è
dell'arte -sia pittorica che scultorea- in cui la dimensione prospettica
viene dal mondo orientale, specificatamente dall’esperienza pittorica
delle icone russe. In queste ultime il punto di fuga coincide con il punto
di vista dell’osservatore. E qui è un po' lo stesso: voi
osservatori siete il punto di vista e di fuga.
L’osservatore dovrebbe perciò porsi nella parte posteriore
e vedere, o meglio entrare a far parte e leggere così, questa fuga
di persone e quella è la meta.
Però si può leggere come partenza verso un ritorno che è
la meta finale.
La lettura a livello geografico e fisico avviene in questo modo ed è
giusto che sia così, comunque è bello notare che “il
Ritornare” è stato pensato in maniera orientale per
cui questo punto di vista ribaltato ed una considerazione profonda, moderna
che reinterpreta la Perspectiva Oculi di noi occidentali, riavvicinandosi
a quel rigorismo orientale, che -reimpostato- sfrutta la dinamicità
e lo attualizza superando quella doppia fissità caratteristica
dell’iconografia orientale classica: si pensi dell’icona alla
fissità della scena e alla rigidità nella scelta di rappresentazione
dei soggetti.
Per quello che concerne tutte le altre esperienze, la dimensione del “Tornare
di nuovo” è espressa in modo diverso mediante diverse pitture
e sculture.
Grazie
a voi e alla prossima!».
Prof.
PIER FRANCO BERTAZZINI
Critico e Storico dell’Arte
già Sindaco di Monza
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