BERTAZZINI
«Gentile Signora
TEODOLINDA VARISCO, “La pittura é colore ed il colore é
istinto, spontaneità” soleva ripetermi un “grande vecchio”,
l’indimenticabile Gino Meloni.
La dichiarazione mi é tornata in mente visionando le opere di Linda
Varisco.
Sono oli, tempere e qualche carboncino; colori buttati e sparsi a spatola,
ma anche distesi a mano e ad unghia, così che l’elaborato mi
appare quasi come un antico graffito.
E nei colori la pittrice si concede scelte striate di irrazionalità
emotiva con languori esaltanti e sapori esplosivi, da “fauves”.
Sono i colori, mi sento di dire, che esaltati dalla ricerca e dagli esiti
luministici, albergano dentro l’anima di una sognatrice.
E’ una pittura di emozione più che di visione, che, e in fase
progettuale e nel momento esecutivo, é sì frutto di fantasia,
ma anche di sofferta meditazione. La pittrice infatti pensa e vuol far pensare.
L’aspetto concettuale si coniuga con un assunto essenzialmente psicologico,
come tentativo cioè di tradurre in segni, in immagini, in colori
i moti razionali della coscienza ed i guizzi irraggiati da componenti emotive
e da affioramenti inconsci.
Il discorso cade di necessità sulle ascendenze, sui punti di incontro,
sulle derivazioni più o meno controllate e personalizzate.
Mi limito a citare Rouault: la pittrice stessa confessa una mirata attenzione
e, nella pratica, definisce i contorni delle figure, marcando il segno,
indulgendo, sempre, ad accordi cromatici violenti.
Del resto ho già ricordato i “fauves” per l’esaltazione
del colore, con particolare riferimento a Vlaminck e, forse, a Dufy.
Ma, elemento fondante del suo far pittura, la Varisco purifica, oserei dire,
le sue tele attraverso la fede religiosa sovente ispirata al sacro.
E’ comunque la religiosità della visione del mondo e della
vita a fare sacro ogni tema, quale ne sia la natura».
Monza, luglio 1997
Prof. PIER FRANCO BERTAZZINI
Preside dell’Ateneo Linguistico Oxford-Monza
ex Sindaco di Monza