Sogni
e psicologismi di un creativo dall’inconscio
Rimasi colpito quando lo ri-incontrai…
ebbe un non so che di spontaneo nel dirsi, dalle origini,
un “surrealista”. Ma come si può
–pensai fra me- esserlo dopo i grandi maestri?
L’opera dell’Artista villasantese Battista
Brevigliero affonda le proprie origini in “sub-strato”
artistico che guarda, non tanto agli psicologismi dei
meandri delle teorie psicoanalitiche, quanto alla libertà
pulsionale della materia che si fa colore dal sogno
e nel sogno ritorna con le forme. È un’alternanza
di moti di “suggestioni”, di “visioni
oniriche” quelle che Battista pone al suo pubblico.
A volte interpella. A volte vuole stupire. Troppo spesso
soliloquia con se stesso.
Certo è che questo suo mondo, fatto di segni,
“ir-reali”, -mai banale filosoficheggiamento-
che inseguono architetture quasi impossibili e vedute
di donne sensuali affiorare da una texture che pare
quasi inanimata. La tela o le superfici oniriche dipinte
dall’Artista, sono inopinabilmente un segno che
la “sur-realità” esiste e può
sussistere ancora oggi, ad oltre ottant’anni dalle
teorie rivoluzionarie di un poeta che fece un Manifesto
che è la pietra miliare della Avanguardia.
Battista Brevigliero, dalla passionalità mediterranea,
evoca quelle bellissime donne, simili alle visioni di
un adolescente, alle fantasticherie di un uomo, alle
tentazioni di ciascuno… Ma è con un garbo
tipico di chi molto sa fare e dire che vuole darci un
significato prezioso ai nostri occhi.
La sua visione del mondo, non è destrutturata
in una marea di simboli, o meglio i suoi stilemi non
sono un processo di astrazione della realtà bensì
tendono -e tentano- di porre in luce la potenzialità,
ed il bello –nella sua dimensione latina del termine
“pulchrum”- questa magnificenza che è
la potenzialità onirica e irrazionalmente emotiva
che soggiace alla visione delle cose e del mondo comandataci
sin da piccoli. È quasi una rivoluzione silenziosa,
la sua, fatta di colori, forme e suoni.
Già! Non so perché ma nell’interazione
sento, nei suoi quadri e sculture, quasi un palpito
di muse, accordi unificati ad altri in una melodia –ad
un tratto semplice e poi via via complessa-, un suono
di liuti come le molte scenografie che a molto deve
aver “covato” dentro di sé provenendo
da una terra che fu Magna Grecia…
Ed è con lo stupore per la musicalità
delle sue opere che vorrei iniziare questa disamina
sul Movimento Surrealista, che -a distanza di tempo-
trova un aderente all’italiana, eppure così
nuovo e moderno nell’aggiustare ed aggiungere
quel sogno del suo tempo, un tempo nuovo rispetto a
quello di Savinio e Dalì!
Complimenti a Battista che si muove dallo psicologismo
in modo tattile e non cerebrale, aderisce appieno e
tramuta il suo «io» lasciandolo fluire in
libertà, ad un tempo sulla tela, ad un tempo
in scultura, ma sempre alla ricerca di quella vitalità
che è di chi come lui fa arte per dipingere il
“verum”. E che questa tua ricerca personale,
seppure sofferta, ma rivendicata dalla tua caparbietà,
ti conduca ad esser ciò che sei ossia «homo
somniator»
Prof. ALESSIO VARISCO, Designer
Art director Técne Art Studio
http://www.alessiovarisco.it/
Maloja, 12 marzo 2005
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